La forza con cui il cuore riesce a far circolare il sangue all’interno dei vasi
sanguigni è detta pressione del sangue.
Quando il cuore si contrae e pompa sangue, parleremo di pressione sistolica (comunemente
definita massima), quando il cuore si rilassa avremo la pressione diastolica (comunemente
definita minima).
Le persone che soffrono di “pressione alta” definite ipertese, sono coloro che hanno
un aumento della pressione, esercitata sulle pareti dei vasi sanguigni, che può
essere associata sia ad un aumento di quella diastolica (bassa), che quella sistolica
(alta), o ambedue i casi.
L’ipertensione arteriosa, in accordo alle linee guida OMS-ISH, viene
definita in base al riscontro di una pressione sistolica (o “massima”) uguale o
maggiore di 140 mmHg (millimetri di mercurio);
invece la pressione diastolica (o “minima”) uguale o maggiore di 90 mmHg in individui
a riposo.
Si tratta di una condizione morbosa molto frequente, che colpisce in media il 10-15%
della popolazione di razza bianca ed il 20-30% di quella nera, con frequenza crescente
all’aumentare dell’età anagrafica: oltre il 50% dei soggetti con più di 65 anni
soffre infatti di ipertensione. Nella stragrande maggioranza dei casi non è possibile
risalire ad una causa precisa della malattia e si parla quindi di ipertensione arteriosa
essenziale (90-95% dei casi); le forme rimanenti (5-10% dei casi) vengono definite
secondarie e riconoscono un’eziologia ben precisa quali patologie del sistema endocrino,
dell’aorta, renali, alcool, farmaci erbe medicinali, ecc. L’importanza di diagnosticare
queste forme secondarie sta nel fatto che, pur essendo nel complesso rare, sono
spesso passibili di un trattamento adeguato e definitivo. Una condizione di ipertensione
arteriosa danneggia nel tempo i vasi sanguigni dei cosiddetti “organi bersaglio”,
in special modo quelli retinici, cerebrali, coronarici e renali, sia direttamente
che in maniera indiretta, favorendo l’insorgenza dell’aterosclerosi. Il risultato
è un aumento del rischio di ictus cerebrale, di emorragie e trombosi retiniche,
infarto miocardico, aritmie, scompenso cardiaco, insufficienza renale ed arteriopatia
obliterante periferica. L’aumento dei valori pressori determina inoltre un aumento
del lavoro del cuore, che a lungo andare, attraverso processi di ipertrofia e dilatazione
delle camere cardiache, favorisce la comparsa di uno scompenso cardiaco. Da quanto
detto emerge la necessità di instaurare un corretto trattamento per l’ipertensione,
allo scopo di ridurre quanto più possibile il rischio globale di morbilità e mortalità
cardiovascolare, riportando i valori pressori nell’ambito di normalità. Tralasciando
il discorso della terapia farmacologica, fondamentale è la modifica delle abitudini
di vita, abolendo il fumo di sigaretta, riducendo gli stress emotivi (utili le tecniche
di rilassamento ed il biofeedback), il peso corporeo, l’introito di alcool, caffè,
grassi e sale.
In assenza di segni di danno a carico degli organi bersaglio, un ruolo di primo
piano è svolto dall’attività fisica: in particolare va incentivata quella di carattere
aerobico (cammino, corsa, nuoto, bicicletta o cicloergometro, ergometro a braccia,
acquagym, aerobica, step), con una frequenza da 3-5 volte alla settimana, una durata
variabile dai 20 ai 60 minuti ed uno sforzo muscolare pari al 40-70% del massimo
teorico: così da ottenere una riduzione media dei valori pressori sistolici e diastolici
di 4-10 mmHg, sostanzialmente sovrapponibile all’effetto di una monoterapia farmacologica
anti-ipertensiva.
I meccanismi alla base della riduzione della pressione arteriosa indotta dall’attività
fisica aerobica sembrano legati ad una diminuzione delle resistenze vascolari periferiche,
a sua volta determinata da una ridotta attività del sistema nervoso simpatico e
dei livelli di endotelina 1 (che di norma svolgono attività vasocostrittrice) e
da un aumento dell’ossido nitrico (NO), ad attività vasodilatatrice. Accanto a questo
meccanismo neuro-ormonale si verificano nel tempo adattamenti strutturali a carico
dei vasi sanguigni stessi, con aumento del loro diametro endoluminale e conseguente
riduzione delle resistenze periferiche.
Per quanto concerne l‘attività fisica di tipo isometrico, che comporta uno sforzo
muscolare statico, può essere praticata in palestra rispettando due condizioni:
una minor frequenza (non più di 2-3 volte a settimana) ed un’intensità lieve-moderata
(ad esempio corpo libero con piccoli pesi agli arti, esercizi alle macchine con
carichi moderati). In questo caso il programma di allenamento prevede in media 12-15
ripetizioni sia per gli arti superiori che per quelli inferiori ed un tempo di recupero
di almeno 1 minuto tra le serie. Attività di palestra statiche di intensità elevata
quali il sollevamento pesi ed il body building sono invece da non prescrivere in
quanto determinano un brusco aumento dei valori pressori, evidenziati anche dalla
vaso costrizione dovuta alla contrazione muscolare eccessiva.
Nei pesisti e body builder, infatti, una delle controindicazioni che vengono evidenziate
alla lunga, è che il cuore essendo un muscolo cardiaco, quindi sviluppabile esattamente
come gli altri muscoli, aumenta lo spessore delle pareti cardiache diminuendo cosi
la capacità di contenere sangue e aumentando così la gittata pulsatoria e la frequenza
cardiaca a risposo.
Infatti per coloro che frequentano attività sportiva in palestra è sempre consigliabile
abbinare allenamenti isotonici con quelli aerobici; proprio per compensare e allenare
il cuore non creando i presupposti di una possibile ipertrofia cardiaca.
Da ultimo, non va dimenticato che l’attività fisica regolare non soltanto svolge
un’azione benefica sulla pressione arteriosa, ma è in grado anche di migliorare
la tolleranza agli zuccheri, ridurre i livelli circolanti di citochine infiammatorie,
trigliceridi, colesterolo totale e LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e di
aumentare quelli di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”).
L’aumento del peso, della sedentarietà, abbinati ad uno scorretto regime alimentare,
sono sicuramente le motivazioni principali per la formazione di questa patologia.
Quindi l’attività fisica assume di primo acchito una rilevanza prioritaria.
Dobbiamo allenare il corpo nella sua completezza, sia a livello cardiovascolare
sia di tonificazione, per salvaguardare le articolazioni e la struttura scheletrica
in generale con corretta postura.
L’attività di tipo aerobico, ossia ove vi è un consumo di vo2max tra il 60 e il
75 % della frequenza cardiaca massimale, è basata su una formula che ognuno di noi
deve ricordare prima di intraprendere un allenamento di tipo aerobico:
Uomo o donna di 60 anni.
Parametro fisso 220, meno l’età, per il 70 % della sua frequenza cardiaca massimale.
220 – 60 = R. (160 x 70) / 100 = 112 b.c. (battiti cardiaci)
112 battiti cardiaci al minuto, è la frequenza cardiaca, che tale soggetto deve
tenere per stare in soglia aerobica, e quindi svolgere un allenamento che contrasta
l’ipertensione.
Premesso questo, come attività prettamente aerobica è da preferire il tapiroulant,
la cyclette, lo step, il rotex, il jogging all’aperto, il nuoto libero, sono le
attività cardiovascolari più indicate.
Per quanto riguarda la tonificazione dei muscoli, il concetto di mantenere la frequenza
cardiaca max del 70% rimane invariato, e possiamo effettuare gli esercizi monitorati
da un cardiofrequenzimetro.
A tale proposito consiglio un allenamento a circuito completo di tutto il corpo
con 12 esercizi scelti da fare in palestra per la completezza del lavoro.
Alla fine degli esercizi consigliati altri 10 minuti di cyclette, tapiroulant o
altro e ripetere il giro di tali esercizi per 2/3 volte con un numero di ripetizioni
variabili tra le 12 e le 20, a seconda del cardiofrequenzimetro cosa ci indica,
cioè se stiamo mantenendo la soglia aerobica.
Si consiglia di cambiare l’ordine dello svolgimento di tali esercizi in modo da
creare un allenamento a circuito distrettuale, richiamando il sangue da un distretto
muscolare all’altro in modo da favorire la micro e macro circolazione.
In conclusione una corretta e sana alimentazione abbinata allo sport, è sicuramente
la cura per prevenire tale patologia.
Sport, allenamento, passione e amore per se stessi sono gli ingredienti
iniziali per avere risultati umani di alto livello.
Lo sport dove la moralità è una caratteristica distintiva dell'approccio dell'uomo
con se stesso.